Ridere fa bene, questo lo sappiamo tutti. Ma perché ridiamo? La scienza ha una risposta: la risata è una risposta neurologica a stimoli incongruenti, cioè situazioni che violano le nostre aspettative in modo inoffensivo. Il cervello percepisce un’anomalia, la elabora come non pericolosa e… scatta il riso. Semplice, no? Eppure dietro quella smorfia ci sono millenni di evoluzione. Non siamo gli unici, tra l’altro: anche i ratti ridono, emettendo ultrasuoni durante il gioco, e persino gli scimpanzé hanno una loro versione della risata. La differenza è che noi ci facciamo le barzellette, loro no (almeno che non lo facciano in privato).
Nella storia, l’umorismo ha cambiato pelle continuamente. Gli Antichi Romani, ad esempio, non erano esattamente famosi per la delicatezza: le loro barzellette — alcune raccolte nel Philogelos, una delle prime antologie comiche della storia — prendevano di mira gli avari, i medici incompetenti e… gli abitanti di certe città considerate “stupide”. Un umorismo tagliente, diretto, spesso volgare. Insomma, molto più vicino a certi meme moderni di quanto si pensi.
La barzelletta: il contadino, la mucca e la Ferrari
Un contadino sta percorrendo la strada tirandosi dietro una mucca e, curiosamente, fa l’autostop. Una Ferrari si ferma e il conducente, divertito, offre il passaggio. Il contadino attacca la mucca dietro la macchina e si siede tranquillamente.
– E la mucca?, chiede il guidatore.
– Non si preoccupi, lei faccia come se niente fosse!, lo rassicura il contadino.
Perplesso, il ferrarista mette la prima e procede a passo d’uomo, ma il contadino lo incalza:
– Ma perché va così piano? Ha qualche problema alla macchina?
– No, è tutto a posto, ma si è dimenticato che c’è la mucca?
– Ma lei non si preoccupi, faccia come se non ci fosse!
La Ferrari accelera e, nonostante i 20 km/h, la mucca è sempre attaccata e non fa una piega.
– Ma come mai questa macchina non va più veloce?, protesta ancora il contadino.
– Eh, ma poi la mucca??
– Le ho già detto di non preoccuparsi, no?
Il ferrarista, innervosito, accelera. A 40 km/h guarda lo specchietto e, sbalordito, constata che la mucca non dà il minimo segno di affaticamento. Accelera rabbiosamente, oltrepassa i 100 km/h, mette la terza e… giù a tavoletta! A 230 km/h, finalmente:
– Ecco! Vedo dallo specchietto che ora la sua mucca comincia a dare segni di stanchezza!
– Cooosa?
– Sì! Ha la lingua di fuori!
– Ma da che parte ha la lingua?
– A sinistra!
– No, guardi, allora ha proprio sbagliato! Si è stufata di starle dietro e mette la freccia per sorpassare!
Perché fa ridere?
Il meccanismo comico si basa su un colpo di scena finale perfettamente costruito. Per tutta la barzelletta, il contadino sembra il classico ingenuo di campagna che non capisce nulla di automobili né di fisica. Il guidatore della Ferrari — simbolo per eccellenza di velocità e lusso — appare invece come il personaggio razionale della storia.
Il ribaltamento finale sovverte tutto: è la mucca ad avere il controllo della situazione, non il ferrarista. E il contadino? Non era affatto sprovveduto: semplicemente sapeva già come sarebbe andata a finire. La freccia per sorpassare è il dettaglio assurdo che trasforma una storia di ordinaria follia rurale in un piccolo capolavoro di umorismo surreale.
