Quando i nonni osservano i propri nipoti giovani adulti sminuire i loro successi o bloccarsi di fronte a decisioni importanti, spesso si chiedono cosa sia andato storto. Quella sensazione di inadeguatezza che accompagna molti ragazzi tra i venti e i trent’anni non è un semplice capriccio generazionale, ma il risultato di dinamiche educative e sociali complesse che meritano attenzione e comprensione.
La mancanza di fiducia in se stessi nei giovani adulti si manifesta in modi sottili ma pervasivi: il brillante laureato che si convince di non meritare quel posto di lavoro, la ragazza che attribuisce ogni successo alla fortuna piuttosto che alle proprie capacità, il nipote che chiama i genitori per ogni minima scelta quotidiana. Secondo gli studi di psicologia dello sviluppo condotti dall’Università di Stanford, questa tendenza all’autosabotaggio affonda le radici in un fenomeno chiamato “sovraprotezione educativa”, sempre più diffuso nelle famiglie occidentali degli ultimi trent’anni.
Il paradosso della generazione iperprotetta
I nonni di oggi hanno cresciuto i propri figli in un’epoca diversa, dove cadere e rialzarsi faceva parte del percorso naturale di crescita. I genitori attuali, invece, hanno spesso costruito intorno ai figli quella che gli psicologi definiscono una “bolla di protezione” che, paradossalmente, genera fragilità anziché sicurezza. Quando un bambino non sperimenta mai il fallimento, non sviluppa gli anticorpi emotivi necessari per affrontare le difficoltà dell’età adulta.
La psicologa Carol Dweck della Stanford University ha dimostrato che lodare i risultati anziché l’impegno crea giovani adulti che temono il fallimento più di quanto desiderino il successo. Un nipote cresciuto sentendosi dire “sei un genio” ogni volta che prendeva un buon voto, da adulto eviterà le sfide che potrebbero mettere in discussione questa etichetta. Al contrario, chi ha ricevuto riconoscimenti per lo sforzo e la perseveranza sviluppa una mentalità orientata alla crescita.
Il ruolo insostituibile dei nonni nella costruzione dell’autostima
I nonni occupano una posizione unica nella vita dei nipoti giovani adulti. Non portano il peso della responsabilità educativa diretta e possono offrire una prospettiva diversa, spesso più rilassata ma non per questo meno preziosa. La loro esperienza di vita rappresenta un tesoro di saggezza pratica che può fare la differenza.
Quando Maria, settantadue anni, ha notato che sua nipote Claudia di ventotto anni continuava a sminuire il suo nuovo ruolo professionale, non le ha fatto la predica. Le ha semplicemente raccontato di quella volta in cui lei stessa, negli anni Settanta, aveva dovuto imparare a usare il computer in ufficio e si sentiva inadeguata. Condividere le proprie vulnerabilità crea un ponte emotivo che permette ai giovani di normalizzare le proprie insicurezze.
Strategie concrete per rafforzare l’autostima dei nipoti
Il primo passo è riconoscere che criticare i genitori dei nipoti raramente porta risultati positivi. I nonni possono invece agire direttamente, creando spazi di esperienza dove i giovani adulti possano sperimentare la propria competenza. Questo significa coinvolgerli in progetti concreti, che richiedano problem solving e autonomia decisionale.
Giuseppe, ex insegnante in pensione, ha chiesto aiuto a suo nipote Luca per ristrutturare il garage. Non si è limitato a supervisionare: ha lasciato che Luca prendesse decisioni, commettesse errori e trovasse soluzioni. Dopo tre mesi, Luca non aveva solo imparato a usare nuovi strumenti, ma aveva sviluppato una fiducia tangibile nelle proprie capacità che si è riversata anche nella sua vita professionale.

Un’altra strategia efficace consiste nel porre domande anziché dare risposte. Quando un nipote si trova di fronte a una decisione e cerca consiglio, rispondere con “Cosa ne pensi tu?” oppure “Quali opzioni hai considerato?” lo obbliga a riflettere e ad ascoltare la propria voce interiore. La ricerca condotta dall’Istituto di Psicologia dell’Università di Milano ha evidenziato che questo approccio maieutico aumenta significativamente la percezione di autoefficacia nei giovani adulti.
Riconoscere i segnali della sindrome dell’impostore
Molti giovani adulti soffrono di quella che viene definita “sindrome dell’impostore”, la sensazione persistente di non meritare i propri successi. Si tratta di un fenomeno studiato per la prima volta dalle psicologhe Pauline Clance e Suzanne Imes negli anni Settanta, e oggi risulta particolarmente diffuso tra i millennials e la Generazione Z.
I nonni possono aiutare i nipoti a riformulare il proprio dialogo interno. Quando Alessia sminuiva la sua promozione dicendo “mi hanno promossa solo perché mancava personale”, sua nonna le ha chiesto di elencare tutte le competenze che aveva dovuto dimostrare per ottenere quel ruolo. L’esercizio, apparentemente semplice, ha costretto Alessia a confrontarsi con evidenze concrete del proprio valore.
La differenza tra supporto e sostituzione
Esiste una linea sottile tra supportare un nipote e sostituirsi a lui nelle decisioni. I nonni che intervengono troppo attivamente rischiano di perpetuare proprio quella dinamica di dipendenza che vorrebbero spezzare. Il supporto autentico significa essere presenti senza essere invasivi, offrire prospettive senza imporre soluzioni.
Quando Marco, ventisette anni, si trovava in difficoltà economiche, i suoi nonni hanno resistito alla tentazione di risolvere immediatamente il problema con un assegno. Hanno invece trascorso un pomeriggio con lui per analizzare entrate e uscite, esplorare opzioni di reddito aggiuntivo e creare un piano realistico. Marco ha affrontato la situazione con le proprie forze, ma non si è sentito solo.
L’autostima non si costruisce con le parole dolci o con la protezione dai problemi, ma attraverso esperienze ripetute di competenza e superamento delle difficoltà. I nonni che permettono ai nipoti di affrontare sfide appropriate, rimanendo presenti come base sicura a cui tornare, offrono un dono inestimabile: la possibilità di scoprire la propria forza interiore.
Il rapporto tra nonni e nipoti giovani adulti può diventare uno spazio privilegiato di crescita reciproca. Mentre i nipoti imparano a fidarsi delle proprie capacità, i nonni riscoprono il piacere di accompagnare senza dirigere, di condividere senza imporre. Questa danza delicata richiede pazienza, ascolto e la saggezza di sapere quando parlare e quando tacere, quando tendere la mano e quando lasciare che l’altro cammini da solo.
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