La barzelletta del cameriere che si gratta al ristorante: non riuscirai a smettere di ridere

Ridere fa bene, questo lo sappiamo tutti. Ma perché ridiamo? La scienza ha una risposta: secondo il neurologo Robert Provine, la risata è prima di tutto un meccanismo sociale, non una semplice reazione a qualcosa di comico. Ridiamo per creare legami, allentare tensioni, segnalare appartenenza a un gruppo. Il cervello, di fronte a un’incongruenza — un’aspettativa delusa in modo inatteso — libera dopamina, e via: si ride. Persino alcune scimmie e i ratti, studi alla mano, producono suoni assimilabili alla risata durante il gioco. Quindi no, non siamo gli unici buffoni del pianeta.

L’umorismo, poi, cambia nel tempo. Gli antichi Romani ridevano eccome: Cicerone dedicò intere pagine del De Oratore all’arte della battuta. Si faceva ironia sui politici, sui nuovi ricchi (i cosiddetti novi homines), sui medici incompetenti e sulle mogli. Insomma, i bersagli preferiti erano più o meno gli stessi di oggi. Il senso del ridicolo è antico quanto l’uomo.

La barzelletta del cameriere che si gratta

Un gruppo di amici va a cena fuori in un bellissimo ristorante, molto rinomato, il migliore della città. Arriva il cameriere, e gli chiedono cosa c’è nel menù. Il cameriere comincia ad elencare tutti i primi piatti:

  • risotti, spaghetti, pappardelle
  • al sugo, al pesto, al tartufo
  • allo scoglio, al nero di seppia…

Li sa tutti a memoria. Però, mentre parla, si gratta dappertutto. Gli amici sorridono, ma fanno finta di niente.

— E come secondo, cosa ci portate?

— Come secondo abbiamo arrosto di maiale, arrosto di vitello, spezzatino, pesce spada, salmone affumicato, sgombro, branzino, paté di granchio…

Il cameriere continua a grattarsi, anche più di prima. Gli amici sono un po’ perplessi, ma vanno avanti:

— E come dessert, cosa avete di buono?

— Ah, come dessert abbiamo crème caramel, tiramisù, millefoglie, semifreddo al cioccolato, semifreddo al limone…

E il cameriere continua a grattarsi, sempre di più. Gli amici si guardano seri. Alla fine uno di loro non ce la fa più:

— Scusi, ma per caso lei ha i pidocchi?

Non lo so, signore, un attimo che vado di là a chiedere…

Perché fa ridere?

Il meccanismo comico qui è classico: l’aspettativa tradita. Chiunque si aspetterebbe che il cameriere rispondesse con imbarazzo, negasse o cambiasse discorso. Invece no: va a chiedere. Come se i pidocchi fossero una voce del menù da verificare in cucina. È proprio questa logica assurda — trattare qualcosa di imbarazzante con la stessa professionalità con cui si descrive un semifreddo al limone — a scatenare la risata. L’incongruenza è totale, e il cervello non può fare altro che cedere.

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