La barzelletta di Nelson che ordina al faro di virare: non puoi non ridere

Ridere è una delle attività più serie che esistano — e la scienza lo conferma. Secondo il neurologo Robert Provine, la risata è prima di tutto un fenomeno sociale: ridiamo il 30% in più in compagnia rispetto a quando siamo soli. Ma cosa scatta nel cervello? Principalmente il riconoscimento di un’incongruenza: una situazione che va in una direzione e poi, improvvisamente, ne prende un’altra. Non siamo gli unici: ratti e scimpanzé producono suoni simili alla risata durante il gioco. Certo, nessun topo ha mai apprezzato una barzelletta su Nelson, ma il meccanismo di base è sorprendentemente vicino al nostro. Anche nella storia l’umorismo ha radici profonde: gli Antichi Romani erano maestri dell’ironia politica e del sarcasmo sociale. Marziale e Cicerone sfottevano potenti, avari e arroganti con una puntualità quasi giornalistica. Insomma, ridere del prepotente di turno è un’abitudine millenaria. E la barzelletta che stai per leggere è un esempio perfetto di come funziona il meccanismo comico: autorità gonfia di sé, situazione apparentemente seria e un finale che sgonfia tutto in un secondo.

La barzelletta di Nelson e il guardiano del faro

L’ammiraglio Nelson ordina al marinaio di vedetta sull’albero maestro:

– Marinaio, quando vedi una luce, avvisami.

Poco dopo il marinaio grida:

– Ammiraglio, vedo una luce!

– Bene, è una nave. Segnala di virare 3 gradi a sinistra.

Il marinaio ubbidisce, ma subito grida:

– Ammiraglio, la nave risponde che dobbiamo virare noi a sinistra.

No, devono virare loro!, si impunta l’ammiraglio Nelson.

– Ammiraglio, non so che dirle… insistono che dobbiamo virare noi!

L’ammiraglio, sempre più arrabbiato, quando ormai la nave è vicinissima, sale sull’albero maestro per segnalare lui stesso:

Sono l’ammiraglio Nelson e vi ordino di virare a 3 gradi a sinistra.

Subito dopo arriva il messaggio di risposta:

– Io invece sono Alvaro, il guardiano del faro… fate un po’ quello che vi pare!

Perché fa ridere

Il meccanismo comico si basa tutto sull’incongruenza tra autorità e realtà. Nelson incarna il potere assoluto — ordini, grado, nome celebre — e per tutta la barzelletta accumula sicurezza su sicurezza. Il colpo finale è devastante proprio perché arriva da Alvaro, un guardiano di faro che non ha nessun motivo di spostarsi, e che liquida l’ammiraglio più famoso della storia con la nonchalance di chi ha appena finito il turno. Il faro non si muove. Non si è mai mosso. E questo Nelson lo scopre nel modo peggiore possibile. È la struttura classica del comico secondo Henri Bergson: il rigido che si scontra con la realtà flessibile. O, in termini più pratici, il capo che urla forte e poi si accorge di urlare contro un muro.

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