Ridere è una delle attività più antiche e misteriose dell’essere umano. Ma cosa scatta davvero nel nostro cervello quando scoppiamo in una risata? Gli studiosi parlano di incongruenza cognitiva: ridiamo quando la realtà tradisce le nostre aspettative in modo improvviso e sicuro. Il cervello percepisce una tensione narrativa e, quando questa si risolve in modo assurdo o inaspettato, la rilascia sotto forma di risata. Non siamo soli in questo: anche i ratti e gli scimpanzé producono suoni simili alla risata durante il gioco, segno che l’umorismo ha radici evolutive profonde. Nella storia, l’approccio alla comicità è cambiato radicalmente: se oggi ridiamo di situazioni paradossali o di ironia sottile, gli Antichi Romani erano maestri del sarcasmo politico e dello sberleffo fisico. Satirici come Giovenale e Marziale prendevano di mira potenti, mariti traditi e mogli petulanti con una franchezza che farebbe impallidire molti comici contemporanei. Già allora, insomma, le dinamiche coniugali erano un terreno fertilissimo per la battuta.
La Barzelletta
Un uomo si presenta al commissariato per denunciare la scomparsa della moglie. Un paio di giorni dopo, la polizia lo richiama per comunicargli una buona notizia.
– Signore, sua moglie è stata ritrovata.
– Ma siete proprio sicuri che si tratti di mia moglie?
– Certo, abbiamo effettuato tutte le verifiche del caso.
– E lei… cos’ha detto quando l’avete trovata?
– Niente…
– Niente?! Allora non è lei!
Perché Fa Ridere
Il meccanismo comico si basa su un ribaltamento delle aspettative. Il lettore si aspetta che l’uomo sia preoccupato per la moglie e ansioso di ritrovarla. Invece, la sua vera preoccupazione è opposta: teme che sia davvero lei. Il colpo finale — “niente? Allora non è lei!” — svela che la moglie è evidentemente nota per essere inarrestabilmente loquace, e che il silenzio è la prova più convincente che si tratti di qualcun’altra. Una critica ironica alla vita di coppia, confezionata con chirurgica precisione.
