Ci sono pomeriggi in cui la televisione sembra l’unica alleata possibile. I nipotini si siedono sul divano, gli occhi incollati allo schermo, e la nonna – magari stanca, magari semplicemente a corto di idee – lascia che i cartoni facciano il loro lavoro. Nessun giudizio: è una situazione che conosce quasi ogni famiglia. Ma esiste un modo per trasformare quelle ore insieme in qualcosa di più ricco, più vivo, più memorabile. E no, non serve essere animatrici di un villaggio vacanze.
Perché i bambini preferiscono lo schermo (e perché è normale)
Prima di sentirsi in colpa, vale la pena capire cosa succede davvero nel cervello di un bambino davanti ai cartoni animati. È scientificamente dimostrato che gli stimoli visivi attivano la dopamina nel sistema di ricompensa cerebrale, offrendo una gratificazione immediata che un gioco da tavolo o un disegno faticano a raggiungere, almeno nei primissimi minuti. In parole povere: la TV vince facile, e non è colpa dei bambini.
Questo però non significa che i bambini non amino altre attività. Significa che spesso hanno bisogno di qualcuno che le avvii con loro, che rompa quella specie di inerzia iniziale. Ed è esattamente qui che la nonna può fare la differenza, non cercando di competere con lo schermo, ma aggirando il problema in modo molto più furbo.
Il segreto: non vietare, ma sedurre
Il primo errore che si commette è dire “basta TV, andiamo a fare altro”. Questa strategia funziona raramente, specialmente sotto i 7-8 anni. I bambini percepiscono il divieto come una privazione e la resistenza è quasi automatica. L’approccio opposto – quello che funziona davvero – è iniziare qualcosa di così interessante da rendere lo schermo meno attraente, senza nemmeno nominarlo.
Si chiama “innesco narrativo”: si comincia a raccontare qualcosa, a preparare qualcosa, a costruire qualcosa, senza mai chiedere esplicitamente ai bambini di smettere di guardare. La curiosità naturale dei bambini è potente, e quando un adulto costruisce attorno a loro un contesto stimolante, la voglia di partecipare emerge quasi da sola. Provare per credere.
Qualche idea concreta da mettere in pratica subito
- Preparare qualcosa in cucina insieme. Non serve una ricetta complicata: biscotti semplici, una torta di mele, dei sandwich creativi. Toccare la pasta, sentire i profumi, “rubare” un po’ di impasto è praticamente irresistibile per i bambini sotto i 9 anni. E il risultato si mangia, il che non guasta.
- Il cassetto dei nonni. Aprire un cassetto con vecchie fotografie, oggetti curiosi, souvenir di viaggio. I bambini sono naturalmente attratti dal mistero e dalla storia familiare, e spesso questa attività genera conversazioni che durano ore.
- Costruire qualcosa insieme. Cartone, forbici e colla bastano per costruire una casa per i peluche, una macchina, una piccola città. L’attività manuale ha un effetto calmante e sviluppa la concentrazione in modo sorprendente.
- Il gioco del “e poi?”. Si comincia a raccontare una storia inventata e si lascia che ogni bambino aggiunga un pezzo. Non richiede materiali, funziona anche durante una passeggiata e stimola la creatività in modo potente.
Gestire i momenti di resistenza senza conflitti
Ci sono giorni in cui i bambini sono stanchi, di cattivo umore o semplicemente non hanno voglia di niente. In questi casi, forzare un’attività alternativa peggiora solo la situazione. Una nonna esperta lo sa: non ogni pomeriggio deve essere un’esperienza straordinaria, e va benissimo così.

Una buona strategia è stabilire, con calma e con anticipo, una piccola “regola condivisa”: mezz’ora di TV insieme alla nonna – sì, anche lei guarda – e poi si fa un’attività scelta dal bambino tra tre opzioni proposte. Questo funziona perché preserva l’autonomia del bambino, che si sente rispettato e non comandato. La teoria dell’autodeterminazione motiva i comportamenti quando le persone si sentono libere di scegliere: non è il bambino che cede, è il bambino che decide. E questa è una differenza enorme.
Fare insieme, non fare per
C’è una distinzione sottile ma fondamentale che cambia tutto: i bambini non vogliono solo essere intrattenuti, vogliono sentirsi capaci e utili. Chiedere loro di aiutare davvero – non in modo finto – è uno degli strumenti più potenti che esistano. “Mi aiuti a trovare le mie forbici?” o “Sai tu come si fa questo nodo?” sono frasi che spostano il centro della relazione e rendono il bambino protagonista, non spettatore. E questo, paradossalmente, è molto più stimolante di qualsiasi cartone animato.
Quando la TV diventa un punto di partenza
Non tutto quello che arriva dallo schermo è da combattere. I personaggi dei cartoni preferiti dai nipotini possono diventare materia prima per attività alternative: disegnarli insieme, costruire con la plastilina il protagonista della serie preferita, inventare un episodio nuovo da raccontare ad alta voce. In questo modo la TV non viene vissuta come il nemico da sconfiggere, ma come un trampolino verso qualcosa di più creativo. E la nonna, invece di essere percepita come quella che spegne il divertimento, diventa la persona che lo amplifica.
Le ore passate insieme ai nonni restano tra i ricordi più vividi dell’infanzia, spesso per ragioni apparentemente banali: un odore di cucina, una storia raccontata, le mani di una nonna che insegnavano a fare qualcosa. Nessuno, da adulto, ricorda i cartoni che ha guardato a casa della nonna. Ricorda la nonna.
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