Quali sono i gesti che devi evitare assolutamente durante un colloquio di lavoro, secondo la psicologia?

Hai studiato l’azienda nei minimi dettagli, hai ripassato le risposte alle domande classiche, hai scelto l’outfit perfetto. Eppure, senza che tu te ne accorga, il tuo corpo potrebbe star sabotando tutto il lavoro fatto ancora prima che tu pronunci una sola parola. Il linguaggio del corpo durante un colloquio di lavoro parla per te, spesso più forte e più sincero di qualsiasi cosa tu dica a voce.

Il selezionatore non ascolta soltanto le tue parole: osserva come ti siedi, come stringi la mano, dove posi lo sguardo, se ti tocchi i capelli ogni tre secondi. E tutto questo avviene in modo quasi automatico, spesso a un livello inconscio. La psicologia del comportamento non verbale è chiara su un punto fondamentale: i segnali che trasmettiamo con il corpo rivelano stati emotivi che faremmo di tutto per nascondere, come l’ansia, l’insicurezza o la chiusura difensiva. La buona notizia? Questi segnali si possono imparare a riconoscere e, con un po’ di pratica consapevole, si possono correggere.

Perché il corpo tradisce quello che la voce vuole nascondere

Vale la pena capire perché il linguaggio del corpo conta così tanto in un colloquio. Lo psicologo Albert Mehrabian dell’Università della California di Los Angeles ha sviluppato negli anni Sessanta un modello diventato celebre nel campo della comunicazione: secondo le sue ricerche sulla trasmissione di messaggi emotivamente connotati, il tono della voce e il linguaggio del corpo trasmettono la gran parte del significato complessivo, lasciando alle parole in sé un peso relativamente minore. Attenzione però: questo principio riguarda specificamente la comunicazione di stati emotivi, non ogni tipo di scambio verbale. È una distinzione importante che lo stesso Mehrabian sottolinea e che spesso viene dimenticata quando si cita il suo lavoro in modo superficiale.

Un colloquio di lavoro è esattamente il tipo di situazione ad alto coinvolgimento emotivo a cui quel principio si applica in modo pertinente. I professionisti delle risorse umane sviluppano nel tempo una sorta di sesto senso per i segnali non verbali: non è magia, è esperienza accumulata nel guardare centinaia di candidati alle prese con le stesse domande, le stesse tensioni, le stesse risposte preparate. Ecco perché conoscere questi pattern ti dà un vantaggio concreto. Non si tratta di fingere o di indossare una maschera: si tratta di imparare a comunicare in modo coerente, allineando quello che dici con quello che il tuo corpo esprime. Quando c’è dissonanza tra le due cose, il selezionatore percepisce che qualcosa non torna, anche senza riuscire a spiegare esattamente cosa.

I gesti da evitare assolutamente durante un colloquio

Braccia conserte: il classico segnale di chiusura

Incrociare le braccia è forse il gesto più noto quando si parla di linguaggio del corpo difensivo. Lo facciamo spesso in modo automatico quando siamo a disagio o quando, inconsciamente, vogliamo creare una barriera tra noi e l’interlocutore. In un colloquio, questo segnale viene comunemente interpretato come chiusura, rigidità o mancanza di apertura al dialogo. Tieni invece le mani visibili, appoggiate sulle cosce o sul tavolo: una postura aperta, con le spalle leggermente indietro e il busto rivolto verso l’interlocutore, comunica disponibilità e fiducia in sé stessi senza che tu debba dire una sola parola in proposito.

Lo sguardo sfuggente: quando gli occhi dicono “voglio scappare”

Evitare il contatto visivo è uno dei segnali più potenti di insicurezza. Guardare continuamente verso il basso, fissare un punto neutro della stanza o spostare freneticamente lo sguardo da una parte all’altra comunica nervosismo. Secondo studi sulla comunicazione non verbale in contesti di selezione professionale, evitare il contatto visivo viene percepito dagli osservatori come un indicatore di disagio emotivo significativo, indipendentemente dalle parole pronunciate dal candidato. L’obiettivo è un contatto visivo fluido e naturale, che si interrompe brevemente come in qualsiasi conversazione normale tra due persone che si rispettano.

La stretta di mano sbagliata

La stretta di mano è spesso il primo contatto fisico con il selezionatore e lascia un’impressione immediata difficile da cancellare. Una presa troppo molle viene percepita come simbolo di scarsa energia; una stretta eccessivamente forte può risultare aggressiva. Entrambi gli estremi mandano un messaggio sbagliato. Punta a una stretta ferma, calda e breve, accompagnata da un sorriso genuino e un contatto visivo diretto: questo trittico iniziale può fare una differenza enorme sull’impressione complessiva che lasci.

Toccarsi continuamente il viso, i capelli o la barba

Toccarsi il naso, strofinarsi le mani sul viso, arrotolarsi un ciuffo di capelli attorno alle dita: questi sono classici segnali di ansia, movimenti che il corpo compie automaticamente per cercare autoconsolazione nei momenti di stress. Si tratta di comportamenti autoregolatori riconosciuti dalla letteratura psicologica come indicatori di disagio emotivo in situazioni ad alta pressione. Prima del colloquio, prenditi qualche minuto per fare esercizi di respirazione profonda: ridurre il livello di ansia fisiologico ridurrà automaticamente la frequenza di questi gesti.

Giocherellare con oggetti

Fare clic ripetuti con una penna, rigirare il telefono tra le dita, tamburellare le dita sul tavolo: tutti comportamenti che sembrano innocui ma che trasmettono un messaggio chiarissimo. La tua mente è altrove, oppure sei talmente agitato da non riuscire a stare fermo. Lascia il telefono in borsa, rigorosamente in silenzio, e se hai una penna sul tavolo posala e non raccoglierla. Mani ferme e posate comunicano presenza mentale e controllo di sé, due qualità che qualsiasi azienda vorrebbe trovare in un collaboratore.

Afflosciarsi sulla sedia o dondolarsi

Sedersi come se ti stessi fondendo con la sedia, con le spalle curve e il mento verso il petto, è un segnale visivo di bassa autostima e scarsa energia. Ricerche sulla relazione tra postura e stato emotivo suggeriscono che assumere consapevolmente una postura eretta e aperta può influenzare positivamente il senso di sicurezza durante l’interazione, non solo la percezione che gli altri hanno di te, ma anche quella che hai di te stesso. Siediti con la schiena dritta ma non rigida, appoggia i piedi saldamente a terra e tieni le spalle aperte.

La gesticolazione eccessiva o caotica

Gli italiani gesticolano, è parte della nostra cultura comunicativa e non c’è nulla di sbagliato in questo. Il problema nasce quando la gesticolazione diventa frenetica e slegata dal discorso: braccia che si agitano senza controllo, movimenti improvvisi che invadono lo spazio altrui. Usa i gesti con parsimonia e intenzione: i movimenti delle mani che accompagnano il discorso in modo fluido e misurato sono efficaci e naturali. Il segreto è che i gesti seguano il ritmo delle parole, non lo sovrastino.

Come allenarsi prima del grande giorno

Il linguaggio del corpo si può allenare, esattamente come un muscolo. Non basta leggerlo in un articolo e sperare che il cambiamento avvenga da solo: serve pratica deliberata, ripetuta, preferibilmente con un feedback esterno.

  • Registrati in video mentre simuli un colloquio da solo: rivedere le proprie immagini è rivelatorio. Noterai gesti di cui non eri assolutamente consapevole.
  • Fai un colloquio simulato con un amico fidato e chiedigli un feedback onesto e specifico sul tuo linguaggio del corpo, non solo sulle risposte che dai.
  • Pratica la respirazione diaframmatica nei giorni precedenti: riduce la risposta fisiologica allo stress e aiuta a mantenere la calma durante la conversazione.
  • Arriva in anticipo al luogo del colloquio per ambientarti: uno spazio già esplorato genera meno tensione inconscia e ti permette di entrare nella stanza con una baseline emotiva più stabile.

Il tuo corpo è il tuo alleato, non il tuo nemico

I selezionatori più esperti non cercano robot privi di emozioni. Cercano persone autentiche, capaci di comunicare con chiarezza e sicurezza. E spesso, quella sicurezza non vogliono solo sentirla nelle parole: la vogliono vedere nel modo in cui entri nella stanza, nel tuo sorriso, nella fermezza della tua stretta di mano, nella postura con cui ti siedi di fronte a loro. I gesti che compi nei primi minuti costruiscono una narrativa su di te prima ancora che tu abbia risposto alla prima domanda.

Conoscere i gesti da evitare in un colloquio di lavoro è il primo passo per eliminarli dal tuo repertorio, o almeno per tenerli sotto controllo nel momento che conta davvero. La differenza tra un candidato che conquista la stanza e uno che non supera il colloquio nonostante la preparazione sta spesso proprio qui: nel sapere cosa stai comunicando e nel scegliere, consapevolmente, la storia che vuoi raccontare.

Lascia un commento