La barzelletta di San Pietro e il figlio del Capo a 300 all’ora: non riuscirai a smettere di ridere

Ridere fa bene, questo lo sappiamo tutti. Ma perché ridiamo? La scienza ha una risposta precisa: la risata è una risposta neurologica a stimoli incongruenti, ovvero situazioni in cui le nostre aspettative vengono deluse in modo inaspettato e non minaccioso. Il cervello percepisce una contraddizione, la elabora e — se il contesto è sicuro — la trasforma in una risata liberatoria. Non siamo soli in questo: anche i ratti, i delfini e alcune scimmie producono suoni associati al gioco che i ricercatori considerano forme primitive di riso. Insomma, la comicità è più antica di quanto pensiamo.

Nella storia, l’umorismo ha sempre detto molto su una società. Gli Antichi Romani, per esempio, non ridevano certo solo delle barzellette sui barbari: i loro testi comici — da Plauto a Marziale — erano pieni di ironia sulle contraddizioni sociali, sugli arricchiti, sulle mogli brontolone e sui politici corrotti. Philogelos, la più antica raccolta di barzellette conosciuta (risale al IV secolo d.C.), include battute su medici incompetenti e studenti stupidi che sembrano scritte ieri. Il senso dell’umorismo è rimasto sorprendentemente stabile nel tempo. Quello che cambia è il bersaglio.

La barzelletta: San Pietro, una Ferrari e un certo figlio del Capo

Un signore molto buono muore e va in Paradiso. Poiché in vita si era sempre comportato benissimo, San Pietro decide di ricompensarlo concedendogli di esprimere un desiderio, con la promessa che verrà esaudito.

Il signore, un po’ titubante, dice:

– A me sarebbe sempre tanto piaciuto avere una bella macchina, una Ferrari… ma non me la sono mai potuta permettere. Potrei averne una?
– Ma certo! – risponde San Pietro. – Però devi stare attento: non potrai superare i 60 km all’ora.
– Come mai così poco? Con una Ferrari sarebbe bello correre!
– Mi spiace, ma questo è il regolamento. Il limite di velocità qui è tassativo. Nessuno può andare oltre i 60 all’ora.

In quel momento passa a tutta velocità un bolide — BBBBRRRRRRUUUUUUUUUUUUMMMMM BRRRRRUUUUUUUUUUUUUUUUMMMMMMM — che solleva tutte le nuvolette del Paradiso, tanto che San Pietro e il signore cominciano a tossire.

Poi il signore dice:

– Sì, altro che limite dei 60 all’ora… Quello che è appena passato, l’ha visto? Era in una Ferrari Testarossa, targata Napoli, e andava almeno a 200 km all’ora!
– Sì, risponde San Pietro, l’ho visto. Ma: primo, non andava a 200 km all’ora, bensì a 300; secondo, non era targato Napoli… NA sta per Nazareth; e terzo… quello è il figlio del Capo.

Perché fa ridere?

Questa barzelletta è un classico esempio di umorismo per ribaltamento delle aspettative. Il meccanismo comico si costruisce su più livelli sovrapposti:

  • Il Paradiso viene rappresentato come un posto con regole burocratiche, limite di velocità incluso — un’idea già di per sé assurda e irresistibile.
  • Il colpo di scena finale gioca sul doppio senso della targa “NA”: il protagonista pensa a Napoli (stereotipo tutto italiano sull’indisciplina stradale), ma in realtà si tratta di Nazareth.
  • Il vero fulcro comico è che persino in Paradiso c’è chi ha i privilegi del figlio del Capo. Un’ironia che, tra regole divine e raccomandazioni, suona stranamente familiare.

Insomma, una barzelletta che fa ridere due volte: una per la sorpresa, e una perché — diciamocelo — ci rispecchiamo tutti un po’ in quel povero signore con la Ferrari a 60 all’ora.

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