La barzelletta di Pierino al cinema che fa ridere tutti: l’hai mai sentita?

Ridere fa bene, questo lo sappiamo tutti. Ma perché ridiamo? La scienza ha provato a rispondere a questa domanda con risultati sorprendenti. Secondo il neurologo V.S. Ramachandran, la risata è un segnale sociale evoluto: il nostro cervello ride quando percepisce una incongruenza risolta in modo innocuo. In pratica, ci aspettiamo una cosa, ne arriva un’altra completamente diversa — e se non c’è pericolo, scoppiamo a ridere. Non siamo gli unici: anche ratti e scimpanzé ridono, anche se in modo diverso da noi. I topi, in particolare, emettono ultrasuoni durante il gioco che i ricercatori hanno associato a una forma primitiva di ilarità.

Nella storia, l’umorismo ha assunto forme molto diverse. Gli antichi Romani, per esempio, amavano l’ironia tagliente su politici e figure pubbliche — e non disdegnavano affatto le barzellette piccanti o i giochi di parole volgari (Pompei è piena di graffiti che ne sono la prova). Il primo libro di barzellette della storia, la Philogelos greca, risale al IV-V secolo d.C. e contiene già le classiche storielle sull’uomo stupido, sul medico approssimativo e sul ragazzo ingenuo. Insomma: Pierino esisteva già nell’antichità, solo con la toga.

La Barzelletta di Pierino al Cinema

Pierino va al cinema per la prima volta da solo. Si avvicina alla cassa, compra il biglietto ed entra. Ma dopo pochissimo torna allo sportello e ne compra un altro. Poi un altro ancora. E poi un altro.

La cassiera, sempre più perplessa, alla fine non ce la fa più e gli chiede:

– Scusa, ragazzo, ma perché continui a comprare biglietti? Sei da solo, no?

E Pierino, con l’aria sconsolata di chi ha già vissuto troppo:

– Perché ogni volta che entro in sala, c’è un tizio che mi prende il biglietto e me lo str**pa!

Perché Fa Ridere (per Chi Non l’Avesse Capita)

Il meccanismo comico qui è un classico esempio di equivoco da doppio significato. Pierino non capisce che strappare il biglietto è il lavoro del controllore: è la procedura normale per validare l’ingresso in sala. Lui lo vive come un sopruso ripetuto, e ogni volta torna a comprare un nuovo biglietto convinto di risolvere il problema — aggravandolo.

È la struttura narrativa del loop assurdo, uno dei meccanismi comici più antichi e collaudati: il protagonista compie la stessa azione all’infinito senza capirne la causa, mentre lo spettatore ha già capito tutto. Questo scarto tra la nostra consapevolezza e l’ingenuità del personaggio è esattamente ciò che fa scattare la risata — proprio come direbbe Ramachandran: incongruenza, risoluzione, nessun pericolo. Tre ingredienti, una barzelletta perfetta.

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