La barzelletta del signore ubriaco con la Ferrari e il santino di Padre Pio che fa ridere ancora oggi

Ridere fa bene, questo è noto. Ma perché ridiamo? La scienza ha provato a smontare il meccanismo della risata come se fosse un orologio svizzero. Secondo la teoria dell’incongruenza, il cervello ride quando percepisce uno scarto tra ciò che si aspetta e ciò che accade davvero. In pratica, il colpo di scena è il carburante della comicità. Non siamo gli unici: studi hanno dimostrato che anche i ratti ridono, producendo ultrasuoni durante il gioco che ricordano la nostra risata. I primati, invece, emettono qualcosa di sorprendentemente simile a una risatina quando vengono solleticati. Siamo in buona compagnia, insomma.

Nella storia, l’umorismo ha sempre detto molto su una società. Gli Antichi Romani adoravano l’ironia graffiante: si facevano beffe delle disgrazie altrui, dei politici, dei mariti traditi e — manco a dirlo — delle forze dell’ordine corrotte. Giovenale e Marziale riempivano le loro satire di funzionari venali e soldati arroganti. Certi classici non invecchiano mai.

La barzelletta: il signore ubriaco e la rotonda infinita

Un signore esce da un night ubriaco fradicio, dopo una serata a brindare, bere e festeggiare di tutto. Sale sulla sua Ferrari e punta dritto verso casa. Ma a una rotonda trova i carabinieri che lo fermano.

Il signore abbassa il finestrino e i carabinieri esclamano:

«Mamma mia, che puzza di alcol! Abbiamo bevuto, eh? Forza, patente e libretto, che qui sequestriamo tutto!»

Il signore prova a minimizzare:

«Ma no, ho solo bevuto un goccettino per festeggiare il compleanno di un amico, stavo tornando buono buono a casa mia…»

I carabinieri insistono. Così il signore tira fuori i documenti e, nella patente, infila due banconote da 500 euro. I carabinieri aprono, capiscono, si fanno un sorrisetto:

«Va bene, sei a posto. Ora vattene a casa!»

Poco più in là, altri due carabinieri lo fermano. Stessa scena. Stavolta il signore infila due banconote da 100 euro. Lasciato andare anche questa volta.

Poco dopo, altri due carabinieri. Il signore mette due banconote da 50 euro. Via libera pure stavolta.

Poi arrivano altri due carabinieri. Il signore ormai non ha quasi più niente: mette i pochi spicci rimasti, il suo orologio, le monetine del cruscotto e pure il santino di Padre Pio nella patente.

I carabinieri aprono la patente, si mettono a ridere. Ridono, ridono, ridono…

L’uomo li guarda senza capire.

Poi loro gli dicono:

«Va bene, ci prendiamo pure tutta ‘sta roba. Basta che ora esci da ‘sta rotonda, che è mezzora che ci passi sempre davanti!»

Perché fa ridere?

Il meccanismo comico si basa su un colpo di scena finale che ribalta tutto. Per tutta la barzelletta crediamo che il protagonista stia incontrando posti di blocco diversi in punti diversi della strada. Solo alla fine scopriamo la verità: era così ubriaco da girare in tondo nella stessa rotonda senza rendersene conto, fermato ogni volta dagli stessi carabinieri — o quasi — che si godevano lo spettacolo (e il portafoglio). Il santino di Padre Pio come ultima offerta è il dettaglio che trasforma una barzelletta già buona in qualcosa di memorabile.

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